Rayuela Edizioni
ERA QUELLO IL TEMPO DEL FERRY-BOAT
ERA QUELLO IL TEMPO DEL FERRY-BOAT
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Un uomo attaversa oltre un secolo di storia familiare per ricostruire , tramite i ricordi suoi e dei suoi antenati, un'identità frammentata dal tempo e dalla distanza. Sul filo della memoria, tra riti antichi, partenze dolorose e ritorni carichi di significato, riaffiorano volti, profumi, mestieri, e la voce della Sicilia, terra d'orgiine e di destino.
Al centro di tutto, la casa di Olivarella, nei pressi di Milazzo: rifugio dell'anima e scrigno di un passato che non smette di parlare. Ed è proprio lì che il protagonista comprende il senso del proprio cammino, riscoprendo l'intima e indissolubile unione tra eros e thanatos, tra vita e morte, tra radici e rinascita.
- 10 luglio 2025 - Presentazione del libro a Santa Lucia del Mela
- 11 agosto 2025 - Presentazione del libro a Milazzo
- 25 settembre 2025 - Presentazione del libro a San Filippo del Mela
- 05 novembre 2025 - Presentazione del libro a Sesto San Giovanni - Circolo Arci Nuova Torretta
- 14 maggio 2026 - Presentazione del libro a Sesto San Giovanni - AVS - Via XX Settembre, 45 ore 18,00
- 23 maggio 2026 - Presentazione del libro al Mudec di Milano - Festival Internazionale di Poesia 2026 - ore 16,00
RECENSIONI:
23 maggio 2026 - Emanuele Sala
Buongiorno! Come forse ricorderà in occasione della seconda lezione in UTE nel ciclo curato da Gerosa le chiesi una dedica sul suo recente libro, con l'impegno poi di farle avere la mia “recensione”. Ogni promessa è debito ed eccomi qua.
Ebbene il suo racconto mi ha suscitato svariate positive reazioni. Intanto la lettura complessiva mi è risultata piacevole, scorrevole, aggiungerei l’aggettivo serena. Pur non avendo di persona vissuto i luoghi, i profumi, la cultura locale, ecc ecc non ho avuto difficoltà ad “ambientarmi” nelle situazioni descritte, quasi mi fossero a mia volta familiari, merito quindi della sua abilità narrativa. In generale poi è il mio ammirato stupore davanti a ricostruzioni così lucide nonostante si parli anche di tempi addirittura di fine Ottocento. Trovo questa capacità di memoria un patrimonio di inestimabile valore culturale, purtroppo assai raro.
Ne ho anche una punta di invidia, magari ne potessi disporre anch'io per ricostruire il “prima di me” famigliare, oltretutto considerando che siamo coetanei del ‘56 e quindi sugli stessi “blocchi di partenza”.
Le basti sapere che per me il passato vissuto addirittura già di mia madre rappresenta incredibilmente un mistero inesplicabile, un buio che mi ha creato una sorta di vuoto interiore. Si dice che il concetto di “storia” nasce con l'avvento della scrittura, in precedenza c’è appunto la “preistoria”.
In questo suo libro vedo il suo intento di trasformare appunto la sua personale “preistoria famigliare” in storia, rendendola una testimonianza indelebile e da condividere. Concludo dicendo che, una volta letto, richiudo e ripongo il suo libro come una esperienza molto piacevole della quale la ringrazio. In attesa di poterla incontrare nuovamente in UTE le auguro buon proseguimento.
Emanuele Sala
RECENSIONE DI GIOVANNI PANTANO
LIBRERIA GUTEMBERG/ BARCELLONA P.G. - 27 SETTEMBRE 2025
Come è d’obbligo, ma in questo caso particolarmente sentito, devo ringraziare due amici con cui ci conosciamo da tantissimi anni, Giovanni Mazzeo padrone di casa e Salvatore Cambria mio compagno di scuola che mi ha coinvolto per fare questa presentazione, e non per ultimo l’autore del libro che ho apprezzato attraverso i suoi scritti.
Pur avendo fatto tante presentazioni è la prima volta che mi accingo a relazionare su un romanzo, su cui avevo a primo acchito qualche remora, che ho subito superato avendo visionato, se pur velocemente, il libro.
Ho intravisto da subito un aspetto stimolante del romanzo, che alla successiva lettura si è confermato tale, costatando che la narrazione si sviluppava in maniera scorrevole e accattivante.
Farò riferimento, sicuramente, alla necessaria trama del libro, in maniera sintetica ed esaustiva, ma la mia attenzione si indirizzerà su alcuni aspetti che ritengo particolarmente significativi che sono presenti nel racconto, anzi direi che danno lo spunto per mettere in evidenza temi di maggiore spessore nell’intricante storia familiare dell’autore.
Ho focalizzato almeno cinque temi da mettere in evidenza oltre alla trattazione delle vicende familiari, tra l’altro incredibilmente vere e allo stesso tempo quasi un campionario di situazioni eccessive dove tradimenti amorosi, fuitine, matrimoni riparatori, tragedie estreme, migrazione, sono l’humus che ha ereditato l’autore con cui fa i conti mettendoli nero su bianco come una sorta di catarsi per ritrovare l’essenza della sua origine e recuperare la dimensione più recondita dell’anima.
Prima, appunto di accennare alla secolare storia familiare, anticipo i temi su cui trovare punti di riflessioni suggeriti dal racconto, ma che meritano maggiore rilevanza. Ritengo sia utile affrontare questi punti in maniera diversa dalla tradizionale presentazione. Così nell’ordine evidenzierò il tema della Casa, la Fanciullezza, la Microstoria, la Sicilianità, il Ritorno.
Sicuramente ritengo una scelta felice, l’inizio del libro, partendo con la Casa, la quale risulta la chiave di lettura di tutto il viaggio intrapreso dall’autore.
La casa è il nostro angolo del mondo, il nostro primo universo, la casa vive sul filo del racconto della nostra storia attraverso il rivivere i ricordi dei giorni passati, ricordi protettivi, di una tonalità evocativa.
Attraverso il vissuto rievochiamo non la nostra vera storia ma quella emozionale che si tramuta in poesia perduta. Il ricordo della casa ci consente di sognare in pace e di rivivere il passato con la consapevolezza dell’oggi stabilendo una proiezione futura.
Tutto questo è accentuato in rapporto alla casa natale, nido protettivo, che racchiude il tepore nel grembo della casa. La casa natale è fisicamente dentro di noi, è quell’insieme di segni e immagini che restano indelebili. Non importa come era, se fatiscente o meno, se mancavano tutte le comodità di oggi, essa era confortevole. Era e ritorna ad essere il luogo, lo spazio dove ritrovare le proprie radici.
E dalla casa natale inizia il racconto del nostro autore, mantenendo con essa il riferimento alle vicende che si snodano attraverso l’altro elemento fondamentale: le origini della sua famiglia.
Parallelamente l’intero racconto si snoda nel recupero della fanciullezza dell’autore specialmente con le estati passate in Sicilia con i compagni, la musica, i primi balli, le prime esperienze giovanili, i vicini dei vivai Puglisi, l’amico Salvatore cultore di sicilianità. Si parla di quel periodo sino alla partenza per Milano, il resto della vita vissuta al nord non rientra nelle corde dell’autore, come se viene bai passata, non è funzionale al racconto che vive di solo Sicilia, di allora e quella oggi ritrovata.
Ma la parte più corposa del racconto è la sequenza ritmata, episodio dopo episodio, sulle vicende delle famiglie di origine, che ruotano attorno, inizialmente, alla vicenda di due Marie, la prima rea di adulterio che smascherata deve separarsi dal marito Carmelo rifugiandosi dalle suore a Santa Lucia sino alla morte prematura, la seconda che convive e diventa moglie del marito rimasto vedovo, aiutati dallo zio prete Nunziato, da cui erediteranno la casa di Olivarella sede nativa dell’autore.
La sequenza del racconto continua con la tragedia del figlio Orazio e dell’occasione di Pietro, figlio della seconda Maria, che con la sua automobile, la prima a Santa Lucia, conosce Checchina, ospite anche lei dalle suore, e la sposa avendo il figlio Carmelo, padre dell’autore, che a sua volta, in una successione di generazioni e vicende fuori dall’ordine consueto, sposa con un matrimonio riparatore Caterina, che era nata a seguito dalla fuitina che fecero Filippo e Peppina, per superare il diniego del padre di lei, conosciutisi durante la raccolta dei gelsomini nel fondo di Grazia.
Come ascoltiamo dalle letture, nessuno degli intrecci amorosi degli antenati dell’autore è semplice e lineare, si percepisce un susseguirsi di rapporti fuori dal tranquillo stato sociale, con una vocazione alle diverse forme di ribellione alla soffocante normale consuetudine, si avverte e si respira l’aria che abbiamo visto in tanti romanzi e film sulla Sicilia, dove venivano caricaturizzati gli atteggiamenti dei personaggi per le corna, la fuitina, il matrimonio riparatore.
Ma dobbiamo anche evidenziare che il racconto è di fatto una microstoria sviluppata lungo un secolo, a cui si agganciano e si intrecciano i riferimenti alla storia con la S maiuscola dell’Italia e della nostra regione, così si snodano episodi legati al terremoto di Messina, al periodo fascista, alla liberazione degli americani, alla condizione del mondo contadino e del mezzogiorno, alla dolorosa emigrazione.
L’altro tema che qualifica il libro è il continuo sentimento verso la cosiddetta sicilianità, che si insinua in ogni parte del racconto, ne costituisce la linfa che tiene viva la condizione sociale, umana, del dire e del fare, accentuato ancor più dai dialoghi tra i personaggi che parlano il nostro dialetto messinese.
Lo scenario in cui si muovono tutte le vicende narrate è costruito con l’evidenziazione dei luoghi e delle azioni che si sviluppano, che stanno sullo sfondo in maniera non invadente, ma che ci consentono di sentirci inseriti nel retroterra delle nostre usanze e costumi tipiche del nostro essere siciliani.
Le parole chiave e, come dicevo, i dialoghi delle vicende narrate, sono in lingua dialettale, quasi a voler marcare una dimensione essenziale della nostra terra che così meglio si rappresentata dando maggiore genuinità alle storie vissute.
Ma l’autore, era in debito con la sicilianità, con cui ha dovuto fare i conti, come si evince nell’incipit del libro che è incentrato sul ritorno alle proprie origini siciliane, origini che aveva volutamente cancellare, illudendosi così di vivere meglio al nord, ma che quella forza attrattiva che regna nel profondo di ognuno di noi, che pur restando sopita, prima o poi riemerge pressando fortemente sul nostro vissuto.
Ed è il tema del ritorno che muove l’autore, lo sradica dal suo confort zone, per affrontare quel viaggio interiore che può ridare il senso della vita, per riscoprire una dimensione a misura d’uomo, per ritornare a respirare i profumi dell’infanzia mai sopita, per ritrovare quell’armonia che solo il riannodare del legame con le proprie radici può dare.
Forse tutto questo è illusorio ... forse sembra poco ... ma sicuramente appaga l’anima scaldata dal sole di Sicilia.
Barcellona 27/09/2025 Con stima Giovanni Pantano

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